Obama l’ambientalista
Adesso che la sbornia dei festeggiamenti per il giuramento del nuovo presidente Barack Obama è passata, possiamo provare a capire quale sia il nuovo importante messaggio che egli ha mandato al mondo intero.
Prima di tutto, non facendo parte di nessuna delle famiglie del tradizionale establishment americano, Obama è la dimostrazione che il sogno americano è vivo e vegeto: puoi partire quasi da zero e diventare l’uomo più importante d’America se ne hai le capacità e l’intraprendenza.
Lasciando da parte la retorica, il messaggio è comunque fortissimo ed offre speranza a tutte le minoranze che precedentemente si sentivano in qualche modo poco rappresentate.
‘Non importa da dove provenga, dove viva o cosa faccia, noi aiuteremo chiunque voglia vivere in pace‘, questo è uno dei passaggi chiave di ciò che il nuovo Presidente ha detto durante la cerimonia.
Un altro passaggio importante, impensabile nelle precedenti amministrazioni, riguarda il mercato ed il suo controllo. ‘La crisi ci ha fatto capire che se non stiamo attenti il mercato può andare fuori controllo’, un richiamo all’ordine per tutti quei settori finanziari attigui alle grandi speculazioni, o che hanno finto di non vederle per molto tempo. Un altro modo di dire che il vento è cambiato.
Dopo averlo sentito parlare in campagna elettorale non sorprende la quantità di proposte in senso ambientalista che Obama snocciola una dietro l’altra, spostando di fatto equilibri economico/politici che nell’ultimo decennio sono sembrati quasi immutabili. Siamo sicuri che le potentissime lobbies del petrolio hanno seguito con nervosa apprensione l’evolversi della situazione, e a questo punto le previsioni per loro non sono delle più rosee.
La strategia per i prossimi anni è quella di diminuire le importazioni di petrolio dal Venezuela e dal Medio Oriente, cercando di favorire in qualche modo la produzione domestica americana (potremmo chiamarlo un ‘contentino’ per i petrolieri americani) e contemporaneamente immettere nel mercato 1 milione di automobili ibride entro il 2015, creando facilitazioni fiscali di $7000 per ogni macchina acquistata.
Il cosiddetto ‘Piano comprensivo per la nuova energia in America’ prevede anche la costruzione di un gasdotto dall’Alaska, dove si trovano importanti giacimenti.
Nell’insieme l’obiettivo a lungo termine è quello di creare 5 milioni di posti di lavoro in 10 anni, investendo 150 miliardi di dollari nel campo delle energie rinnovabili, e facendo in modo che entro il 2010 il 10% della produzione elettrica provenga da esse, percentuale che deve diventare del 25% entro il 2025.
Un punto cardine del Piano è quello di riadattare in senso ecologico le case americane, in modo da dare un forte impulso allo stagnante settore edilizio e creare posti di lavoro proprio in quel settore.
Niente da dire, il vento sembra proprio essere cambiato…