Come funziona un pannello solare a circolazione forzata
I pannelli solari a circolazione forzata si differenziano da quelli a circolazione naturale in maniera netta, ed una delle caratteristiche più importanti in essi è la presenza di componenti elettrici e meccanici più sofisticati e che richiedono una manutenzione qualificata.
Gli elementi che compongono un pannello solare a circolazione forzata sono il collettore, ossia il corpo del pannello su cui sono montate le celle solari, le tubature in cui passa il liquido termovettore (di solito acqua mista ad antigelo), la centralina elettrica che registra le temperature e controlla la pompa ed il serbatoio, in cui viene conservata l’acqua ad uso sanitario e domestico.
Il funzionamento di questo tipo di pannello solare è abbastanza semplice: i raggi solari scaldano la superficie del pannello, che imprigiona in questo modo calore e lo trasmette al liquido contenuto nei tubi.
Un termometro collegato alla centralina segnala quando il liquido raggiunge le temperature elevate richieste (si arriva tranquillamente a 90 gradi), a questo punto la pompa viene messa in azione ed il liquido viene spinto via dal pannello per tornare al serbatoio.
Esso scorre lungo le tubature e a questo punto viene rimpiazzato dalla miscela di acqua ed antigelo a temperature più basse che si trovava già nel serbatoio stesso dal ciclo precedente.
Come si vede dallo schema l’acqua corrente contenuta nel serbatoio non entra mai in contatto con il liquido contenuto nelle tubature del circuito, che sono sigillate proprio per evitare questo tipo di ‘intrusione’, che ovviamente comprometterebbe l’igiene di tutto il sistema.
L’integrazione con un boiler ‘tradizionale’, come nello schema, serve nelle giornate in cui il sole non scalda a sufficienza, in modo da poter garantire acqua calda in qualsiasi momento a prescindere dalle condizioni meteorologiche.
Tipicamente un impianto del genere può durare fino a 30 anni, se una adeguata manutenzione viene effettuata regolarmente.
